venerdì 1 maggio 2009

Il sole e la luna




Il sole
il sole
il sole…
-Beatrice cambia musica!
La luna
la luna
la luna…

Bea è così, sa cosa vuole, con una determinazione a bassa voce, ma incrollabile.
-Signore è una bellissima bambina con tanti capelli color rame. Assomiglia a sua moglie!
-Veramente speravo fosse un maschio, sa, per via del nome…
Beatrice ascolta il suono della voce di Ivo, e in quel preciso momento, accolta dalle braccia maldestre di suo padre, decide che dovrà piacergli ad ogni costo.

-Sei tu Ivo?
-Sì Miriam. Sai che al mercato ho conosciuto il figlio piccolo di Mario? E’ biondo come lui e bello come il sole. Mi piacerebbe inserirlo nella squadra di calcio.
Intanto nonna Gianna nella stanza accanto, mentre osserva Bea, pensa: che strana questa ragazzina che a tutte le bambole taglia i capelli corti come i suoi. Chissà, vorrà fare la parrucchiera.
-Amore, cosa vuoi diventare da grande?
-Il sole nonna, il sole. Se mi regalassi una moto, lo potrei diventare anche subito.
-Una moto? Ma sei matta, alla tua età poi! Faresti morire di crepacuore tua madre. Non ti basta giocare a calcio? Lo dice sempre tuo padre che sei negata! Pensa piuttosto ad imparare le cose da donnina che ti serviranno quando sarai sposata…
Seduta sulla panchina delle riserve, a bordo campo, incapace di reggere lo sguardo deluso del padre, Bea non piange il dolore che ha dentro, ma vorrebbe morire.
Mario, il figlio di Mario, non piange mai quando cade dalla moto.

Luciano, difficile a credersi, non ama né il calcio né le moto. Lui ama Bea, con tutto sè stesso. Solo che lei non gli crede.
-Beatrice ti prego, non chiudere la comunicazione, non allontanarmi, sei la donna della mia vita. Per me sei bella come il sole. Ma no, che dico? Più, del sole!
Bea sorride. Non le interessa più la moto e nemmeno essere il centravanti migliore del pianeta. Il sole la scalda, ma mai quanto le forti braccia di Luciano. Ora desidera una famiglia. Sua.

-Signora mi dispiace molto. Purtroppo dall’esame laparoscopico è emersa con chiarezza una malformazione congenita che le preclude la possibilità di diventare madre. Se vuole però, potrà rivolgersi al centro adozioni, questo è il numero, tenga. Arrivederci.
Seduta su una panchina del parco, davanti all’ospedale, capace di reggere lo sguardo sgomento del marito, Bea piange tutto il suo dolore e vorrebbe morire.
Forse anche Mario, il figlio di Mario, piangerebbe in questo caso.
-Per una madre è straziante vedere una figlia ridotta così. Hai un marito che ti adora, avete una bella casa, siete ancora giovani e già in lista per l’adozione di un bambino. Perché ti ostini a sottoporti a queste inutili e dolorose cure ormonali? Insomma Bea, cosa vuoi?
-La luna mamma, la luna.

Beatrice ora è serena coi bambini dell’orfanotrofio. Gli uomini della sua vita l’hanno lasciata sola per un verso o per l’altro. Ma lei adesso è forte grazie a questi piccolini, caparbi nel vivere quanto lei. Li osserva mentre dormono e li accarezza quando piangono. Quando si svegliano di colpo e hanno paura e la chiamano, li solleva dolcemente e li appoggia a sè. Comincia così a cantare a bassa voce…

E nelle facce della gente
e nelle strade c’è il sole
che mi stringe il cuore
come mi stringevi tu
e mi ricordo un po’ di te
Perché il sole, è un amore che continua
anche quando non c’è più…


…Un giorno all'improvviso
la luna si stancò
di guardare il mondo di lassù;
prese una cometa,
il volto si velò
e fino in fondo al cielo camminò…

I pezzi delle canzoni sono tratti da: Sole di De Crescenzo e La luna di Branduardi.

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